La polenta va cucinata sul fuoco; in un paiolo di rame appeso alla catena del camino, si porta ad ebollizione l’acqua salata; si versa la farina a pioggia rimestando per evitare la formazione di grumi, utilizzando un lungo bastone solitamente di nocciolo.
Anche durante la cottura e importante rimestare continuamente, affinchè la polenta, dopo circa 50 minuti, ormai densa e compatta, si stacca da sola dalla parete del paiolo, a questo punto e pronta per essere rovesciata su un piatto di legno o di rametti di nocciolo intrecciati. Vediamo ora alcune antiche ricette del Lago di Como.
Polenta e uova: in un tegame posizionato sul fuoco del camino, si cuoceva uno o più uova col burro, intingendovi poi le fette di polenta.
Polenta uncia: oltre agli ingredienti base della polenta, serve formaggio semigrasso, burro, aglio e salvia. Si prepara la polenta, contemporaneamente in un tegame a parte si mette abbondante burro, aglio tagliato a fettine, salvia, e si fa rosolare il tutto. Cotta la polenta, la si mette a bocconcini in una capiente marmitta, alternandola con strati di formaggio tagliato a pezzi; alla fine vi si versa sopra il condimento caldo e la si serve in tavola.
Polenta con patate: si usavano gli avanzi di polenta del giorno precedente. Mettevano i “fregui de pulenta” (la polenta sbriciolata) in un paiolo e vi aggiungevano delle patate bollite schiacciate; rimestando al fuoco, il composto si ammorbidiva.
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La polenta
set 25
Alpes Inox, fuoco e energia
lug 14
Il fuoco e’ energia, misteriosa e vorace, vicina e lontana: sole e stelle urlanti nel silenzio cosmico, fuoco nel centro della terra. Il fuoco e’ vita, calore, luce. Fumo e cenere. Passione, timore, rispetto. Il controllo del fuoco e’ la tappa decisiva nell’evoluzione della specie umana ed il focolare, con il paiolo e con le braci che praticamente non si spegnevano mai, e’ stato per millenni il centro del sistema alimentare.
Per questa sua presenza domestica il fuoco e’ piu’ una “creatura” sociale che una “creatura” naturale. Non a caso il perimetro del focolare, nelle caso piu’ nobili era determinato da alari spesso terminanti in teste o statuine votive, rappresentazione dei Lari, divinita’ protettive dell’ambiente familiare.




